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Cosa facciamo

Una giornata tipo ai Giardini dell’Ardo

1° ora – storia e filosofia

Siamo persone creative. Non è sempre facile esserlo. Il nostro cervello produce continuamente idee nuove. La “crisi” è stata per noi un’occasione di cambiamento. Ci ha permesso di vedere il mondo sotto un’altra luce. E’ faticoso partire ogni mattina dal posto in cui viviamo e rinchiuderci in un ufficio con l’aria condizionata davanti ad un terminale per almeno 8 ore.
Certo l’abbiamo fatto per anni e tutto poteva continuare così. Ma la crisi ha morso e ucciso anche qui in periferia, in ritardo ma è arrivata quando ormai si pensava di averla fatta franca. Uffici chiusi dall’oggi al domani, un futuro da reinventare. La fortuna maggiore è stata abitare in questo posto. Siamo qui da pochi anni, siamo ancora foresti.

L’abbiamo trovata, la casa, nelle nostre avventure domenicali quando ancora l’economia aveva il vento in poppa. Era mal messa e gli antichi risentimenti fra i proprietari e il vicinato non aiutavano di certo. Ma il luogo valeva sicuramente la pena, la vista verso la profonda valle dell’Ardo ci ha emozionato , le sue nebbie hanno un fascino misterioso. La chiesetta con l’alta torre ha origini antiche che affondano fino al 1300. Il silenzio assordante della notte ci ha impressionato fin da subito.

E’ qui che la nostra energia ha ripreso slancio, e da qui che siamo ripartiti, perché siamo convinti che in questo momento più di ogni altro, dobbiamo ripartire dalle nostre origini per affondare radici nuove e solide. Abbiamo fatto molti viaggi per lavoro e svago, abbiamo progettato e immaginato il futuro di paesi e città più o meno lontane, ora ci concentriamo sull’immaginare il futuro di queste valli o meglio il nostro futuro in queste valli. L’espressione della creatività è prima di tutto un dono per noi stessi, che ci rende persone felici. Con l’aiuto dei nostri familiari, con le competenze acquisite in tanti anni di università abbiamo a poco a poco restaurato la nostra casa, con la cura che solo le mani dei proprietari possono avere. Abbiamo imparato molto da questo. È stato curioso e sorprendente col tempo scoprire che questa casa ha una lunga storia di ospitalità, ed ora abbiamo deciso di aprirla per accogliere i viaggiatori. Così è nato “I Giardini dell’Ardo , il primo progetto che siamo riusciti a far uscire dall’ambito immaginifico ed approdare a quello reale.

Ma le nostre radici affondano soprattutto nell’attività agricola, quella dei nostri bisnonni e da lì indietro, perché i nostri nonni già sono stati una generazione in transizione, che a poco a poco ha abbandonato la terra. Coltivare e coltivare in maniera naturale  è un modo bellissimo per stare a contatto con la natura, così dalla produzione per autoconsumo stiamo gradualmente crescendo per offrire prodotto anche ad altre persone, famiglie che cercano frutta e verdura cresciuta senza l’uso di prodotti chimici di sintesi.Abbiamo chiamato questo progetto “Orti dell’Ardo” e vorremmo crescesse ancora per offrire prodotti locali di qualità come il fagiolo gialet “presidio Slow Food”.

Ma – ormai lo sapete – il nostro cervello è sempre in subbuglio, non possiamo negare la nostra essenza, per questo siamo e rimaniamo progettisti nel senso più “bello” del termine, per immaginare il futuro nostro e delle persone che ne hanno bisogno e lo desiderano. Disegnare su un pezzo di carta per visualizzare quello che ancora non esiste, sia esso una casa, un giardino, una città, un affresco o un orto è per noi un momento di pura felicità, come quando eravamo bambini. Farlo da qui, dove dalla finestra vedi l’Ardo e i suoi giardini è ancora meglio.

Luca, Antonella, Vera, Pietro, Ester

2° ora – economia domestica

La mattinata inizia in maniera frenetica: dalle 7 alle 9 (su richiesta anche prima o dopo) prepariamo le colazioni per gli ospiti:

  • il caffè con la moka, l’abbiamo acquistato al negozio del commercio equo e solidale, è ottenuto da piantagioni biologiche;
  • lo yogurt, quando riusciamo è fatto in casa e a km 0 poichè il latte proviene dalla vicinissima latteria di Tisoi che raccoglie il latte degli agricoltori dei dintorni.
  • i croissants (surgelati e cotti al momento) o le torte fatte in casa;
  • il pane prodotto dal panificio di Bolzano Bellunese;
  • le marmellate fatte in casa e per la maggior parte con frutta proveniente dai nostri orti: more,
  • lamponi, mele cotogne, ribes, fichi, albicocche e lavanda e altre ancora;
  • mettiamo a disposizione succhi di frutta, the, tisane;
  • su richiesta per chi è abituato alla colazione salata: affettati misti e pane nero;

3° ora ginnastica!

Orti dell’Ardo, è qui che andiamo a sgranchirci! Coltiviamo ortaggi in maniera naturale e rispettosa . Questa affermazione ha vari e notevoli risvolti nella pratica agricola. Certo significa fare a meno di tutti quei prodotti di sintesi, concimi diserbanti, pesticidi che rendono la vita facile all’agricoltore e aumentano teoricamente la produttività ma che hanno dei lati oscuri per noi inaccettabili.

Significa soprattutto prendersi cura del terreno, perché la sua vitalità e fertilità che fa crescere piante sane . Significa avere cura del micro-clima, progettando un’ alternanza di spazi coltivati ad orto, siepi, filari e piante da frutta. Avere cura del ciclo delle acque, utilizzando il più possibile l’acqua piovana, sprecandone il meno possibile. Utilizzare le rotazioni e i sovesci, per lasciar riposare il terreno evitando il dilagare di organismi dannosi per le piante e arricchirlo con la concimazione verde.
Cerchiamo di auto-produrre le piantine partendo da sementi biologiche, privilegiando varietà locali, meglio adattate al nostro clima.
Produciamo ortaggi freschi: bieta da coste, cicoria catalogna, cappucci, zucchine, pomodori, peperoni, melanzane, fagiolini, cavolo nero, verza. Stiamo dedicando molte energie alla produzione di una varietà locale di fagiolo molto pregiata : il fagiolo gialet presidio slow food. (aggiungere informazioni prese dal sito dell’associazione di tutela e da slow food presidi).
Le attività agricole mantengono in forma: stendere i teli di pacciamatura, mettere a dimora le piantine, posare recinzioni anti-cervo, e poi raccogliere, preparare le cassette per i clienti, eliminare i parassiti. Ma sono anche momenti bellissimi di relazione: la raccolta in particolare è un attività che può essere fatta in gruppo, per necessità ma anche per divertimento!
Ad oggi i nostri ortaggi vengono venduti direttamente a persone e famiglie che cercano alimenti sani. In particolare si utilizza il canale dei g.a.s., i gruppi di acquisto solidale. Abbiamo avviato una collaborazione con U.P.M. Un Punto Macrobiotico che privilegia la vendita di ortaggi prodotti da agricoltori locali che lavorano in maniera sana e trasparente.

4° ora disegno

Saper tradurre un’idea che abbiamo in testa in un progetto grafico che possa essere comunicato alle altre persone è un dono che in diversa misura tutti possediamo. E’ un arte che può essere potenziata con la dedizione continua. L’immaginazione non basta, si tratta di saper utilizzare delle tecniche che ci permettano di studiare e descrivere ciò che ancora non esiste. Smontiamo e rimontiamo l’oggetto, lo sezioniamo, lo guardiamo da diversi punti di vista, lo modifichiamo di continuo, finché il risultato non ci soddisfa. In questo modo non abbiamo limiti riguardo alla dimensione e alla complessità dell’oggetto che dobbiamo progettare.

Poi bisogna che questo oggetto si adatti al mondo reale, per questo dobbiamo conoscere tutti i vincoli normativi che ne regolano la realizzazione. Qui la burocrazia si è sbizzarrita con le sigle: SCIA, DIA, CIL, CILA, PDC, SUAP, e poi ancora codice civile, disciplina delle distanze, piano casa. Le leggi e normative da conoscere sono davvero tante e in continua evoluzione ma l’approfondimento e lo studio continuo sono l’unico modo per poter realizzare le nostre idee. Certo la parte meno poetica, ma indispensabile.

Un progetto complesso è sempre un momento di collaborazione: sono in gioco molti saperi e molte necessità, bisogna saper lavorare in squadra, ma anche avere la capacità di coordinare. Le variabili sono molte ed i saperi in ballo cambiano di volta in volta, progettisti, strutturisti, agronomi, impiantisti, costruttori, le teste da unire sono sempre molte ma più il coordinamento sarà buono, migliore sarà il risultato finale.

La nostra formazione in questo campo è stata varia e lunga, dopo la laurea in Architettura a Venezia, abbiamo collaborato con molti altri studi di progettazione ed Enti Pubblici, seguendo progetti a varie scale: dalle abitazioni private, ai parchi, giardini, quartieri, progetti territoriali a scala comunale e provinciale.
Ora ci rendiamo conto che il nostro pianeta si trova in una fase molto particolare e delicata. Chi ne studia il comportamento in maniera complessiva ci dice che la pressione antropica sta diventando insostenibile, che l’essere umano e tutte le sue “incrostazioni” sulla superficie terrestre ne stanno mettendo a dura prova la sopravvivenza. Ci interroghiamo continuamente su cosa significa essere architetti e progettisti in questo momento. Sappiamo che il nostro compito è ed è sempre stato quello di migliorare la vivibilità degli spazi percorsi dall’uomo. Farlo con la prospettiva del lungo termine vuol dire allora perseguire progetti che prima di tutto salvaguardino il complesso ecosistema terrestre.
Per questo crediamo in progetti che innervano di nuova energia e vitalità i luoghi marginali, recuperando vecchi edifici, sottraendo i paesi allo svuotamento progressivo e all’abbandono, impedendo il dilagare di pratiche agricole industrializzate che impoveriscono il territorio, causandone degrado ambientale ma anche paesaggistico. Crediamo inoltre che l’economia basata sul turismo possa dare un’aiuto importante all’attivazione e sostentamento di progetti virtuosi.

5° ora geografia e scienze

A volte dobbiamo liberarci da tutti i nostri pensieri e dallo stress che comunque si accumula, da casa a piedi o in bicicletta raggiungiamo mete vicine ma tutte bellissime.
In cinque minuti a piedi si può raggiungere la spettacolare piana di Pascoli.

Proseguendo sulla strada per circa 30-45 minuti si può salire fino in località La Fossa, antico borghetto in pietra oggi disabitato ma curato, caratteristico per gli affreschi sulle facciate e i terrazzamenti in pietra.

Da qui si può scendere in Val Medon dove si trova anche la caratterstica forra detta dell’Olt.
Le forre dell’Ardo ed il monte Schiara – con la Gusela del Vescovà con le loro caratteristiche formazioni e con i loro affioramenti e stratigrafie sono percorse ogni anno da geologi e concorrono al riconoscimento UNESCO delle Dolomiti “patrimonio dell’umanità”. Cfr “Itinerario Geologico e Geomorfologico nella valle dell’Ardo e nella Val Medon” Fondazione Angelini.

Oppure in circa venti minuti a piedi si può raggiungere il torrente Ardo. L’ambiente è davvero particolare, l’acqua ha inciso profonde gole nella roccia ed in pochi punti è agevole raggiungere il greto. Uno di questi è in località Corontola, dove fino agli anni ’50 era in funzione un antico mulino, di cui oggi sono visibili i ruderi. Da qui procedendo pochi minuti si raggiunge il greto dove l’acqua ha scavato bellissime forre. Attraversando un piccolo ponticello in legno si può proseguire il sentiero che porta verso località Sopracroda.

Un altro punto dove si può raggiungere il greto è in località Pont de la Mortiss. E’ interessante sia la vista ( da vertigine) che si ha dal ponticello sospeso sulla gola, sia la visione dal basso dove si arriva attraverso un altro sentiero. La leggenda vuole che sotto il ponte che univa i due versanti della forra i diavoli giocassero e con il calore del loro corpo facessero evaporare l’acqua dell’Ardo, formando una fitta nebbia.

In circa 30 minuti si può arrivare in zona case Bortot dove si trova anche un ottimo ristorante con vista panoramica. Da qui partono varie escursioni , che permettono di esplorare un paesaggio che anche se impervio in un tempo non molto lontano era completamente abitato e lavorato. Si trovano infatti molti rustici e muretti di terrazzamento in pietra a secco. Su questi pendii, nelle “casere” e negli anfratti i Partigiani hanno trovato rifugio e combattuto coraggiosamente . Il ricordo delle lotte di Liberazione è vivo in molti abitanti di questi borghi, che ogni anno si ritrovano per commemorare al Bosco delle Castagne.

Sempre da case Bortot in circa 10 minuti si può raggiungere il Bus del Buson, l’antico alveo del fiume Ardo, dove esso scorreva decine di migliaia di anni fa (oggi scorre molto più in basso). In questo luogo chiamato anche “auditorium di pietra”, grazie all’acustica particolare vengono organizzati dei concerti in particolare con la manifestazione “Armonie”che si svolge in Agosto. Nelle vicinanze si trova anche un sito fortificato risalente all’alto Medioevo.

Altre escursioni possono essere fatte in Nevegal – circa 25 min in auto. In inverno località sciistica con comprensorio piccolo ma molto variegato. Nelle altre stagioni si può salire fin sulla cima in seggiovia o a piedi per vari sentieri. La vista dalla cima è notevole.
Il Monte Serva invece è raggiungibile in circa 15 minuti in auto passando per località Sopracroda si può giungere in Col di Roanza, punto di partenza per una bella camminata sul monte Serva. In circa 1,30 ora si può arrivare alla malga, in 2,15 sulla cima.